martedì 31 ottobre 2017

"Con questa busta paga lei vuole ancora soldi?". La storia di Maria

Il passeggero di un auto che subisce danni in conseguenza di un incidente stradale gode di una particolare tutela da parte della legge: la richiesta di risarcimento, in questi casi, può essere indirizzata alla compagnia del vettore (ossia del conducente del veicolo dove il passeggero era trasportato) senza indagare sulla ripartizione delle responsabilità tra i conducenti.
Ma, si sa, quando si ha a che fare con le compagnie di assicurazioni anche le cose più semplici diventano complicate.
Benevento, marzo 2014. La nostra cliente, che chiameremo Maria, si sta recando a fare visita ad un'amica, accompagnata dalla sorella, quando l'auto sulla quale viaggiano esce di strada per una disattenzione della conducente, e Maria rimane ferita.
Si rivolge, così, allo Studio Blu di Benevento, gestito da Francesca Maio, per avere assistenza al fine di ottenere il risarcimento dei danni fisici subiti, oltre al rimborso delle spese mediche sostenute e al ristoro per il mancato guadagno dovuto all'impossibilità temporanea di svolgere la propria attività professionale.
La richiesta danni, come di consueto, viene documentata in maniera certosina: certificati medici, visite specialistiche, esami strumentali, perizia medico legale, scontrini e fatture, buste paga, dichiarazione dei redditi, contratto lavorativo e tutti gli ulteriori documenti necessari vengono prodotti a sostegno della pretesa risarcitoria della nostra cliente.
Ma non basta per ottenere il giusto ristoro del danno subìto da Maria. Anzi, per la compagnia è troppo. Il liquidatore incaricato, infatti, riconosce solo parzialmente il danno fisico, e per niente il mancato guadagno, sostenendo che la richiesta di risarcimento sia esagerata oltre che ingiustificata. La "colpa" di Maria, per la compagnia, è quello di avere uno stipendio troppo alto: "Con questa busta paga, vuole ancora soldi?". E' questa la sconcertante domanda che il liquidatore rivolge a Francesca Maio durante una delle ultime trattative. Per Maria si aprono, inevitabilmente, le vie del giudizio, dopo aver accettato la misera cifra offerta dalla compagnia a titolo di acconto sul maggior dovuto.
Ebbene, il giudice non ha dubbi: la domanda risarcitoria non solo va accolta, in quanto legittima e fondata, ma risulta senz'altro provata e giustificata in ogni sua parte. Il medico legale nominato dal giudice conferma sia il grado di invalidità permanente documentato inizialmente alla compagnia, sia la congruità di tutte le spese, e viene riconosciuto anche il mancato guadagno.
La compagnia di assicurazioni, pertanto, viene condannata al pagamento della differenza tra quanto richiesto in prima battuta e quanto versato in acconto, oltre alle spese legali.

giovedì 5 ottobre 2017

Rc Auto: manleve, guidatori autorizzati, carrozzerie e spese legali. Cosa tenere in considerazione oltre al prezzo

Anche se il criterio con il quale vengono presentate le proposte assicurative è il costo, è necessario leggersi con attenzione le condizioni di ciascuna polizza. Le clausole alle quali stare attenti sono tante, ecco le più importanti.

Parliamoci chiaro: a nessuno piace sentire parlare di incidenti stradali, di infortuni, di danni al proprio veicolo. Forse è proprio per questo che, quando siamo chiamati a scegliere una polizza Rc Auto, non approfondiamo compiutamente i dettagli previsti dal contratto, ma cerchiamo di liberarci dall’incombenza nel più breve tempo possibile, magari prestando attenzione alla variabile che meno di tutte dovrebbe determinare la nostra scelta, ovvero il prezzo.

Del resto i più recenti sondaggi ci dicono che l’Italia è ben lontana dal poter vantare una adeguata cultura assicurativa: quasi due terzi della popolazione non sa di cosa si parla quando si usano termini come “premio”, “massimale”, “beneficiario” o addirittura “sinistro”. E non potrebbe essere diversamente, dal momento in cui, molto spesso, gli italiani associano l’idea di assicurarsi ad una spesa superflua, se non del tutto inutile. Una spesa sicura e mediamente alta, per fare fronte ad un evento incerto nel suo verificarsi? L’italiano medio vive alla giornata, a queste cose non ci pensa e non ci vuole pensare. Quando poi la copertura assicurativa diventa un obbligo, come nel caso della Rc Auto, ecco che il premio da pagare alla compagnia viene percepito come una tassa, né più né meno. Quindi, meglio pagarla il meno possibile.

Di certo non ci aiuta il modo di fare informazione e marketing nel mercato assicurativo. Difficilmente le cose potranno cambiare fintanto che continueremo a vedere in televisione la famigliola che fa la danza propiziatoria per fare abbassare il premio della polizza per la propria auto, o il ragazzotto che si vanta con l’amico di essere andato al mare ai Caraibi perché ha speso meno di Rc Auto grazie ad un preventivatore online. Sia chiaro, sono senz’altro strumenti utilissimi, ma solo se vengono usati con la giusta attenzione. Anche se il criterio con il quale vengono presentate le proposte assicurative è il prezzo, è necessario leggersi con attenzione le condizioni di ciascuna polizza. Ma, come abbiamo detto, non tutti hanno la preparazione adeguata per comprendere realmente i termini del contratto. Non è forse meglio rivolgersi ad un professionista, un assicuratore serio che ci consenta di capire cosa andiamo a firmare? Perché le clausole alle quali stare attenti sono tante, vediamo le più importanti.

Innanzitutto, va prestata particolare attenzione alla clausola di rivalsa, che esclude la manleva per l’assicurato che abbia cagionato danni a terzi in stato di ebrezza, sotto l’influenza di sostanze stupefacenti o qualora il conducente fosse senza patente, ma anche in casi meno gravi come in assenza di revisione del veicolo o qualora il numero di passeggeri a bordo fosse non conforme alla legge. In tutte queste ipotesi, in caso di sinistro la compagnia pagherebbe il risarcimento a chi ha subito il danno, ma andrebbe poi a rivalersi sull’assicurato del medesimo importo, totalmente o parzialmente, così come previsto dall’articolo 144 del Codice delle Assicurazioni. E’ bene, pertanto, scegliere polizze che prevedano la garanzia accessoria denominata “rinuncia alla rivalsa”, in forza della quale la compagnia rinuncia, nei casi espressamente previsti, ad esercitare la rivalsa nei confronti del proprio cliente.

A volte, per risparmiare qualche euro sulla polizza, si sceglie l’opzione “a guida esperta” o “a guida esclusiva“. Tale scelta comporta due diverse limitazioni: la guida esperta prevede una soglia minima di età per il conducente (23 o anche 25 anni) mentre la guida esclusiva garantisce la copertura soltanto se il conducente è il contraente della polizza. Queste limitazioni vanno tenute bene a mente, soprattutto se il veicolo è nella disponibilità di più persone, magari appartenenti allo stesso nucleo familiare, perché se il sinistro è causato da una persona diversa da quelle indicate in polizza, la compagnia eserciterebbe la rivalsa sull’assicurato. Meglio, pertanto, optare sempre per polizze “a guida libera“.

E’ sempre bene, inoltre, inserire la clausola “bonus protetto”. Oramai la quasi totalità delle proposte per polizze Rc Auto prevede un premio stabilito secondo il meccanismo “bonus malus“, ovvero con una variazione del costo in funzione della condotta pregressa dell’assicurato: se ha causato sinistri pagherà di più l’anno successivo perché verrà “declassato” a due classi di merito inferiori (con premio più alto). Se è stato un automobilista prudente e non ha causato sinistri, avrà un avanzamento di una classe di merito e (in teoria…) pagherà di meno l’anno successivo. La clausola “bonus protetto” consente di non tenere conto del primo sinistro causato nella rimodulazione del premio successivo.

E’ bene, inoltre, cercare di evitare l’obbligo di rivolgersi ad una carrozzeria convenzionata con la compagnia. Si tratta di una imposizione bella e buona, spesso venduta come “servizio aggiuntivo” e di favore. In pratica, in caso di sinistro la compagnia richiede al proprio assicurato di portare la sua autovettura esclusivamente in determinate carrozzerie, che vengono pagate direttamente dalla compagnia stessa in forza di una convenzione a monte. Se il danneggiato preferisce rivolgersi al proprio carrozziere di fiducia, o magari ad una carrozzeria più vicina, viene applicata una franchigia, solitamente molto alta. Siamo davvero disposti a rinunciare alla nostra libertà di scelta per risparmiare pochi euro sul premio Rc Auto?

Infine, la clausola di tutela legale. E’ una garanzia che prevede la copertura delle spese di assistenza da parte di un avvocato in caso di sinistro (con determinate limitazioni, da verificarsi attentamente). C’è da dire che, nel settore dell’infortunistica stradale, il professionista incaricato dal cliente di gestire la sua pratica solitamente non prevede alcun anticipo di spesa, e viene pagato soltanto all’esito della chiusura della pratica. Ma con l’introduzione della complessa Legge 41/2016 sull’omicidio e le lesioni personali stradali, la polizza di tutela legale diventa sicuramente utile in quanto l’iter in sede penale prevede inevitabili costi a carico dell’assicurato, che con tale garanzia verrebbero pagati, interamente o parzialmente, dalla compagnia.

(articolo di Massimo Quezel pubblicato su Il Fatto Quotidiano: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/05/rc-auto-tra-manleve-guidatori-autorizzati-carrozzerie-e-spese-legali-cosa-tenere-in-considerazione-oltre-al-prezzo/3891999/)

martedì 4 luglio 2017

Assicurazione viaggio, per sceglierla occhio a servizi offerti, massimali e franchigie. Il prezzo? Non troppo basso

Alcune polizze garantiscono solo l'assistenza sanitaria, altre anche un interprete e l'organizzazione del rientro nel proprio Paese accompagnati da personale medico. Premi più bassi, di regola, prevedono importi massimi risarcibili altrettanto bassi e lasciano a carico dell'assicurato cifre elevate. Ecco come orientarsi.

Controllare con attenzione quali danni sono coperti. Verificare a quanto ammonta l’importo massimo indennizzabile e qual è invece la cifra che resta comunque a carico dell’assicurato. In caso di incidente, poi, ricordarsi di chiamare il call center della compagnia con la quale si è stipulata la polizza prima di andare dal medico o farsi ricoverare. Sono le regole base da seguire per evitare sorprese quando si acquista una copertura assicurativa per un viaggio. Che di per sé è comunque consigliabile, visto che farsi male in vacanza è più probabile che infortunarsi in ufficio. E senza una polizza si rischia di dover sborsare di tasca propria costi anche elevati per cure sanitarie e prestazioni mediche, rovinandosi ancora di più le ferie.

L’avvertenza vale maggiormente se si va all’estero. Negli Stati Uniti, per esempio, le spese per assistenza medica sono altissime e l’infortunio a un turista in viaggio di piacere potrebbe costare una fortuna: si pensi che per il trattamento della frattura di un dito in un ospedale americano si possono spendere anche più di mille dollari. In generale, poi, quando ci si fa male fuori dall’Italia bisogna orientarsi in un sistema sanitario che potrebbe essere molto diverso dal nostro. Per cui diventa molto utile poter contare su una assistenza telefonica o in loco che indichi la struttura più adatta alla quale rivolgersi.


I servizi: assistenza in caso di infortuni o malattia, ma non solo – I servizi solitamente proposti dalle polizze viaggio, che prevedono un premio stabilito in base all’età dell’assicurato, alla meta scelta e alla durata della vacanza, sono l’assistenza sanitaria 24 ore su 24, eventualmente presso strutture convenzionate, nonché il rimborso delle spese mediche e farmaceutiche. Spesso viene anche previsto un indennizzo in caso di infortunio che, quantomeno, renderà meno amara la vacanza rovinata dal sinistro. Esistono polizze che, in caso di infortuni o malattie più gravi, prevedono anche l’organizzazione del rientro nel proprio Paese con accompagnamento di personale medico, la messa a disposizione di un interprete e la possibilità di spesare il viaggio di un familiare per assistere il sinistrato.

Spesso questi “pacchetti” assicurativi prevedono anche una copertura assicurativa per la responsabilità civile verso terzi, qualora durante la vacanza si dovesse verificare un incidente nel quale l’assicurato andasse a danneggiare beni o persone. Inoltre viene di regola sempre prevista anche la garanzia di un indennizzo in caso di furto o perdita del bagaglio, mentre è facoltativa la garanzia che permette di ottenere un rimborso in caso di annullamento del viaggio a causa di un evento imprevedibile (come, ad esempio, la malattia o l’infortunio improvviso a pochi giorni dalla partenza).

Quanto costa – I prezzi variano, ovviamente, in funzione della destinazione e dei servizi richiesti, ma normalmente per una vacanza di 7/10 giorni in Europa non si superano i 60 euro a persona (qualche decina di euro in più per le vacanze oltreoceano), con tutte le principali garanzie.

A cosa stare attenti – Come per tutte le polizze assicurative, l’attenzione deve focalizzarsi innanzitutto su massimali e franchigie. I primi sono gli importi massimi indennizzabili o risarcibili dalla compagnia, le seconde sono le somme che, in caso di sinistro, restano a carico dell’assicurato sempre e comunque, in quanto la compagnia copre solo i costi al di sopra della franchigia. Premi più bassi, di regola, prevedono massimali bassi e franchigie alte, limiti che, a conti fatti, possono rendere del tutto inutile la polizza in caso di bisogno. Il consiglio, quindi, è di spendere qualche euro in più ma avere una copertura massima. Inoltre è importante ricordare che sarà fondamentale, in caso di sinistro, contattare il call center della compagnia con la quale si è stipulata la polizza prima di recarsi dal medico o di farsi ricoverare. Si tratta di un aspetto fondamentale in quanto se il ricovero avviene presso una struttura non convenzionata o se non è possibile per la compagnia avere notizia del sinistro, l’assicurato rischia di non vedere un soldo.

Meglio farsi consigliare – L’ultimo consiglio è di rivolgersi a un professionista serio ed esperto per conoscere a fondo la polizza, evitando il “fai da te” e ricordando che il costo di un prodotto assicurativo è soltanto uno dei parametri di paragone tra i vari prodotti. Quindi è meglio non rincorrere il premio più basso ma fare attenzione, con l’ausilio di un bravo assicuratore, a ogni aspetto dei servizi offerti dalla compagnia.

(articolo di Massimo Quezel pubblicato su Il Fatto Quoditiano: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/04/assicurazione-viaggio-per-sceglierla-occhio-a-servizi-offerti-massimali-e-franchigie-il-prezzo-non-troppo-basso/3680942/)

venerdì 9 giugno 2017

Polizza RCAuto: durata e modalità di pagamento sempre più flessibili

Polizze RCAuto: guida alle nuove offerte, disponibili assicurazioni di durata trimestrale, a chilometraggio e con pagamento dilazionato.

In un mercato fortemente dinamico come quello attuale, le compagnie di assicurazione non potevano restare sorde alle sempre più pressanti richieste da parte dei clienti di prodotti e modalità di pagamento che potessero svincolarsi dai rigidi modelli del passato.
Del resto è l’offerta assicurativa che dovrebbe adattarsi alle esigenze del cliente, e non il contrario. Ecco quindi che, anche nel settore RCAuto, sono sempre più ricercate soluzioni e coperture diversificate sia in ordine alla durata del contratto che ai tempi e modalità di pagamento del premio.
Vediamo insieme pro e contro di queste soluzioni RCAuto “alternative”.

Assicurazione RCAuto con durata semestrale o trimestrale
Le compagnie di assicurazione mettono a disposizione polizze auto anche con durata inferiore a 12 mesi. Si tratta di prodotti che sono particolarmente adatti per tutti quegli automobilisti che non hanno bisogno di usare il loro veicolo perchè, ad esempio, sono soliti recarsi all’estero per lunghi periodi. Il costo del premio è solitamente più alto, in proporzione, rispetto ad una polizza annuale, ma comunque si riscontra un certo risparmio.
C’è da dire che il bollo auto non è frazionabile, pertanto la tassa automobilistica resta da pagare sempre su base annuale, anche nel periodo in cui non sarà possibile circolare in quanto non assicurati.
Esistono anche compagnie che offrono coperture assicurative per periodi ancora più brevi, mensili o addirittura settimanali. Si tratta, ovviamente, di prodotti non molto diffusi, destinati ad usi specifici e particolari.

La polizza sospendibile
Ipotesi diversa rispetto alla polizza semestrale o trimestrale è quella della polizza sospendibile. Nel primo caso, infatti, il periodo di copertura è predeterminato al momento della stipula. La polizza sospendibile, invece, prevede per l’assicurato la possibilità di non avvalersi della copertura per un periodo solitamente compreso tra 30 giorni e 12 mesi (nei quali, ovviamente, non si potrà nemmeno circolare). Il numero di volte nelle quali è possibile sospendere e riattivare la polizza, di solito, non è sottoposto a particolari limiti. Il vantaggio è dato dal fatto che la sospensione determina una vera e propria interruzione del periodo di copertura, pertanto una polizza sottoscritta a gennaio, sospesa da febbraio ad aprile andrà a scadere non più a gennaio dell’anno successivo ma tre mesi dopo, recuperando i giorni nei quali non si è usato il veicolo. Questa polizza viene spesso utilizzata dai motociclisti che preferiscono non utilizzare la loro moto o il loro scooter nei periodi invernali.

Assicurazione a chilometraggio (o a consumo)
Si tratta di una tipologia di polizza RCAuto che prevede una particolare modalità di calcolo del premio assicurativo annuale che tiene conto degli effettivi chilometri percorsi con il veicolo. E’ evidente quale sia la categoria di automobilisti che possono trarre vantaggio da questo prodotto: chi percorre pochi chilometri ogni anno, o usa l’auto sporadicamente.
L’effettiva percorrenza viene rilevata attraverso una scatola nera (dispositivo che non tutti, giustamente, gradiscono all’interno del proprio veicolo) ed il premio viene calcolato in base a diversi criteri definibili in polizza (ad esempio numero massimo di chilometri percorribili oppure numero effettivo di chilometri percorsi).

Polizze RCAuto con pagamento del premio dilazionato
Con riferimento alle modalità di pagamento del premio, ormai da tempo le compagnie garantiscono ai proprio clienti la possibilità di dilazionare il versamento della somma richiesta in due o più tranches. Quella più diffusa è la polizza a pagamento semestrale, nella quale il premio viene pagato per metà alla sottoscrizione e per metà dopo sei mesi. E’ importante ricordare che la polizza comunque è da intendersi di durata annuale, pertanto l’assicurato non potrà esimersi dal pagare per intero il premio concordato (che risulterà essere complessivamente più alto rispetto al premio pagato in unica soluzione).

(articolo di Massimo Quezel pubblicato su LeggiOggi: https://www.leggioggi.it/2017/06/09/polizza-rcauto-durata-e-modalita-di-pagamento-sempre-piu-flessibili/)

sabato 6 maggio 2017

Scatola nera in auto: conviene?

Gli automobilisti scelgono sempre più spesso di montare il dispositivo GPS delle compagnie nella propria auto. Ma siamo proprio sicuri che sia un vantaggio averlo?

Nei primi giorni di aprile l’IVASS (l’istituto per la vigilanza sulle assiurazioni) ha pubblicato i risultati dell’indagine sul mercato assicurativo riguardante l’ultimo trimestre del 2016, dai quali emerge un dato molto significativo, ovvero il decisivo aumento di automobilisti che scelgono di installare la cosiddetta “scatola nera” all’interno del proprio veicolo per poter avere uno sconto sul premio assicurativo. A livello nazionale si parla di un 19% di contratti assicurativi RCA stipulati tra ottobre e dicembre 2016 che prevedono l’inserimento della black box.
E’ al meridione, in particolare, che il dispositivo sta riscuotendo grande successo: a Napoli e a Caserta sono più del 50% le polizze RCA che prevedono la scatola nera, mentre in città come Salerno, Foggia, Catania, Reggio Calabria, Palermo e Bari oltre il 40% dei veicoli ne sono muniti. Si tratta di zone dove il costo della RCA è notoriamente molto alto, pertanto risulta comprensibile che gli automobilisti sfruttino ogni opportunità per avere uno sconto sul premio annuale.

Cos’è la scatola nera
Si tratta di un dispositivo dotato di tecnologia GPS (in inglese: Global Positioning System) che, mediante la ricezione di un segnale radio proveniente da un satellite artificiale in orbita nello spazio, è in grado di registrare tutta una serie di dati riferiti al veicolo sul quale è montato, come, ad esempio, la velocità e le coordinate spaziali nelle quali il veicolo si trova in tempo reale. Le compagnie hanno particolarmente a cuore questa tecnologia in quanto permetterebbe, in teoria, di avere dati certi e incontrovertibili sulla condotta degli automobilisti in caso di sinistro, riducendo drasticamente, se non annullando del tutto, le possibilità di truffe.

I pro…
Come già detto, il vantaggio più immediato per l’automobilista che sceglie di montare la scatola nera nel proprio veicolo dovrebbe essere lo sconto sul premio. Usiamo il condizionale perchè in realtà tale vantaggio è molto relativo, ed inoltre è lasciato alle singole compagnie decidere il prezzo finale da prevedere. In media possiamo parlare di uno scorporo di circa il 10% del premio normalmente previsto. Nella maggior parte dei casi, quindi, poche decine di euro.
La scatola nera, inoltre, è in grado di fornire servizi aggiuntivi come l’assistenza satellitare, la chiamata ai soccorsi in automatico in caso di bisogno tramite un tasto di emergenza e, mediante l’attivazione di eventuali opzioni a pagamento, sistemi di antifurto satellitare.

…e i contro
Partiamo da una semplice, quasi scontata osservazione: perchè le compagnie di assicurazione dovrebbero fornire un dispositivo così sofisticato e ricco di funzioni senza alcun costo aggiuntivo per l’utilizzatore e, anzi, addirittura garantendo uno sconto sul premio annuale?
Evidentemente se le compagnie incentivano gli automobilisti a montare la scatola nera significa che esse stesse hanno un vantaggio nella diffusione di questi dispositivi.
Velocità, rispetto dei limiti, periodi di maggiore utilizzazione del mezzo, tragitti percorsi con più frequenza, percorrenza abituale di zone maggiormente a rischio sinistro, ecc… tutti dati preziosissimi che le assicurazioni, grazie alla black box, avranno a disposizione in tempo reale. Si fa presto a comprendere come un maggiore conoscibilità dello stile di guida dell’utilizzatore del veicolo possa garantire alle compagnie la possibilità di profilare in maniera certosina ciascun cliente, rilevando soggetti con comportamenti più “rischiosi” e prevedendo magari per questi ultimi costi e maggiorazioni del premio ad hoc.
Si è detto poco sopra che uno degli obiettivi che le compagnie mirano a perseguire è quello di smascherare possibili truffe o sinistri organizzati a tavolino. Finalità, per altro, assolutamente condivisibile. C’è da dire, però, che è facile comprendere come ogni appiglio possibile per spostare la responsabilità dell’accaduto verso il soggetto che richiede il risarcimento verrà puntualmente utilizzato dalle compagnie al fine di non pagare, o di ridurre l’importo dovuto al minimo possibile. Così, ad esempio, se in caso di sinistro la scatola nera dovesse rilevare una velocità anche di pochissimo superiore al limite consentito in certo tratto di strada, la compagnia potrà quantomeno pretendere che venga stabilito un concorso di colpa, anche magari a fronte di una violazione del codice della strada ben più grave imputabile alla controparte (ad esempio una mancata precedenza).
Resta poi l’incognita di un eventuale malfunzionamento del dispositivo. Se, a quanto pare, i problemi tecnici che spesso si riscontravano in passato sono stati in gran parte risolti dalle scatole nere di ultima generazione (incompatibilità con le centraline, scaricamento rapido della batteria dell’auto, ecc.) non si può certo dire che si tratti di un apparecchio in grado di dare risultati certi in ogni circostanza. I motivi che possono determinare un errore nella rilevazione, oltre al guasto del dispositivo, possono essere anche dovuti ad una temporanea perdita del segnale GPS, un po’ come avviene con i navigatori satellitari in zone dove la ricezione del segnale è più scarsa. Evidentemente se la scatola nera rileva il veicolo in una posizione che non corrisponde al luogo dove si presume si avvenuto un sinistro, spetterà al danneggiato dimostrare che il dato registrato è errato, ricorrendo a perizie e, con ogni probabilità, dovendo ricorrere ad un giudice.
E, probabilmente, rimpiangendo i pochi euro risparmiati sul premio.

(articolo di Massimo Quezel pubblicato su LeggiOggi: https://www.leggioggi.it/2017/05/06/scatola-nera-auto-conviene/)

giovedì 6 aprile 2017

Indennizzo e risarcimento: cumulabili sì o no?

Capita molto spesso che l’accadimento di un evento lesivo abbia come conseguenza non soltanto l’insorgenza di un diritto al risarcimento (secondo quanto previsto dalla regola generale dell’art. 2043, che obbliga chi cagiona un danno a risarcire) ma, qualora si concretizzi un rischio per il quale si era stipulata una polizza assicurativa privata, determini in astratto anche il diritto ad ottenere un indennizzo.

Le definizioni di indennizzo e di risarcimento
I termini “indennizzo” e “risarcimento” non sono sinonimi. Quando parliamo di risarcimento, infatti, consideriamo il ristoro (normalmente mediante la consegna di somma di denaro) del danno subìto da un terzo. Una somma da stabilirsi e documentarsi “ex post”, e pertanto non predefinita. L’indennizzo, invece, fa riferimento ad una somma prestabilita in un contratto, e che proprio in virtù di tale negozio giuridico è dovuta al verificarsi di determinati eventi lesivi.
L’evento più classico che può far sorgere un diritto ad ottenere un risarcimento e ad avere un indennizzo è il sinistro stradale con conseguenti danni fisici, laddove la persona danneggiata sia titolare anche di una polizza infortuni (ad esempio della più classica polizza del conducente, che normalmente sottoscrive contestualmente alla polizza RC Auto).

La giurisprudenza maggioritaria: cumulabilità sì.
Fino a qualche tempo fa in casi di questo tipo era normalmente pacifico che indennizzo e risarcimento venissero entrambi riconosciuti. Ciò in considerazione di una linea intrapretativa generalmente riconosciuta e confermata anche dalla Cassazione, che considera credito risarcitorio e credito indennitario derivanti da fonti diverse e con diversi debitori: il risarcimento avrebbe natura extracontrattuale (art. 2043 c.c.) e sarebbe vantato, in astratto, nei confronti del responsabile; l’indennizzo trarrebbe invece origine da un rapporto contrattuale, ed il relativo credito sarebbe vantato direttamente nei confronti della compagnia visto che l’assicurato paga a quest’ultima un premio annuale affinchè la stessa compagnia si impegni a riconoscere una determinata somma al verificarsi dell’evento lesivo.
Secondo questa ricostruzione, poichè i due crediti hanno origini e debitori diversi, non è corretto compensarli tra di loro. Pertanto chi subisce un incidente avrebbe diritto ad ottenere sia il risarcimento che l’indennizzo.

Il più recente orientamento della Cassazione: cumulabilità no.
In base ad un’altra linea interpretativa, peraltro minoritaria, che la Cassazione ha fatto propria con la sentenza n. 13233 del 2014 e la n. 7349 del 2015, il cumulo non sarebbe possibile tra risarcimento e indennizzo nel caso in cui la polizza privata riguardi lesioni non mortali, in quanto quest’ultima rientra nella categoria delle assicurazioni contro i danni e, pertanto, vigerebbe il principio indennitario che esclude la possibilità che la somma ottenuta dal danneggiato in conseguenza dell’evento lesivo superi l’entità effettiva del danno. Secondo gli ermellini il riconoscimento di un indennizzo presuppone l’esistenza di un danno, ma se c’è stato il risarcimento il danno non esiste più ed allora il credito indennitario si estingue, e viceversa.

I risvolti pratici: violazione della buona fede dell’assicurato?
Ovviamente in sede liquidativa le compagnie, specie in questi ultimi mesi, tendono a rifiutare il riconoscimento contemporaneamente del risarcimento e dell’indennizzo in caso di evento lesivo che acquista rilievo sia sotto il profilo contrattuale che extracontrattuale, facendo riferimento alle su citate sentenze. Sotto questo punto di vista è sicuramente auspicabile un intervento delle Sezioni Unite volto a sciogliere, una volta per tutte, questo divario interpretativo, che si concretizza, ancora una volta, in un ulteriore danno che gli assicurati sono costretti a subire.
infatti l’assicurato, al momento della sottoscrizione della polizza infortuni, non viene normalmente informato in merito all’ipotetica (probabile?) impossibilità di cumulare risarcimento e indennizzo, circostanza che potrebbe portare il cliente a determinarsi in maniera diversa, magari anche a decidere di non sottoscrivere una polizza infortuni abbinata ad una polizza R.C. Auto, o a sottoscriverla con massimali differenti.

(articolo di Massimo Quezel pubblicato su LeggiOggi: https://www.leggioggi.it/2017/04/06/indennizzo-e-risarcimento-cumulabili-si-o-no/)

giovedì 16 febbraio 2017

Una voce di danno troppo spesso dimenticata: il danno patrimoniale futuro

Nell’iter che porta al risarcimento di un danno la fase di quantificazione è certamente la più delicata. Il professionista ha il compito di tradurre in termini economici tutte le risultanze dell’attività istruttoria compiuta sin dall’inizio della gestione della pratica, raccogliendo ogni elemento utile a determinare in maniera compiuta l’esatto ammontare della richiesta risarcitoria che sarà poi inoltrata alla compagnia di assicurazioni.

Cose deve fare il professionista?
Risulta di fondamentale importanza, pertanto, svolgere un lavoro di analisi dettagliato delle effettive conseguenze lesive del sinistro sul patrimonio e sulla salute del danneggiato, sia sotto il profilo patrimoniale (ad esempio l’esatta quantificazione del danno all’autovettura, se si tratta di un incidente stradale, ma anche determinazione del lucro cessante qualora il sinistrato avesse dovuto interrompere per un certo periodo di tempo la propria attività lavorativa) che non patrimoniale (determinando con precisione l’entità delle menomazioni patite, sia sotto il profilo dell’inabilità temporanea che dell’invalidità permanente).
Proprio nel contesto di tale attività di analisi dettagliata delle varie voci di danno che riguardano il soggetto vittima di sinistro, spesso se ne sottovaluta una che può avere una incidenza determinante, ovvero il danno patrimoniale futuro.
E’ evidente che, per inviare una richiesta perfetta ai sensi delle norme contenute nel Codice delle Assicurazioni, bisogna ad un certo punto “tirare le somme” e presentare un elenco (motivato e documentato!) di tutte le pretese risarcitorie, fotografando un’istantanea del danno che il sinistrato ha subìto.

Le ripercussioni negative di un sinistro
E’ però altrettanto evidente che le ripercussioni negative di un sinistro, molto spesso, si proiettano nel tempo anche dopo la liquidazione da parte della compagnia: pensiamo ad una persona che, in conseguenza di un incidente d’auto, non sia più autosufficiente e necessiti per il resto dei suoi giorni di assistenza infermieristica, o di cure riabilitative periodiche, o di riadattare la propria abitazione alle sopravvenute necessità.
Dal punto di vista lavorativo, la menomazione può determinare anche una limitazione della capacità lavorativa specifica, cioè può comportare come conseguenza l’impossibilità per il danneggiato di continuare a svolgere pienamente la propria attività professionale, con conseguente diminuzione (futura) del reddito da essa derivante.

Il lavoro da attività domestica
Ma a titolo di esempio possiamo citare anche il lavoro da attività domestica svolto da una casalinga. Seppure non remunerato in quanto svolto nell’ambito famigliare, si tratta comunque di una attività economicamente valutabile, e se chi rimane vittima di un incidente è costretto a sopportare una invalidità permanente tale da limitare la capacità di occuparsi dei figli o delle faccende di casa, costringendo il nucleo famigliare ad assumere una domestica, di sicuro subisce un danno patrimoniale futuro anche di una certa consistenza (sul punto si è espressa la Cassazione, con la sentenza n. 8403/2015 della III Sezione Civile).
Si tratta di una voce di danno che non è possibile determinare economicamente con precisione, per ovvi motivi. Pertanto si ricorre a valutazioni su base prognostica o fornendo la prova che il danno si produrrà secondo una ragionevole e fondata attendibilità. Sulla questione probatoria, in ogni caso, la Cassazione ha sempre affermato che il danno patrimoniale futuro debba essere documentato in maniera il più possibile dettagliato, e che pertanto non si possa fare riferimento a meccanismi automatici e presuntivi troppo generici e non calati effettivamente sulla fattispecie concreta in esame.
In altre parole, per poter ottenere un risarcimento dei danni patrimoniali futuri l’attività di documentazione dovrà essere precisa e minuziosa, diversamente potranno essere risarcite soltanto le voci di danno “statiche”.

(articolo di Massimo Quezel pubblicato su LeggiOggi: https://www.leggioggi.it/2017/02/16/danno-patrimoniale-quale-futuro/)