sabato 26 novembre 2016

Il modulo blu, questo sconosciuto

Tutti noi abbiamo (o dovremmo avere) dentro il porta oggetti della nostra automobile un fondamentale ausilio in caso di incidente: la constatazione amichevole di incidente, anche detto “CAI” o “Modulo Blu”.

Molti chiamano questo documento “CID”, ma l’acronimo è usato in modo improprio (CID, infatti, sta per “convenzione indennizzo diretto”, una particolare procedura di liquidazione dei danni materiali e delle lesioni lievi che coinvolge direttamente la compagnia del danneggiato).

Il Modulo Blu, approvato dall’IVASS e identico in tutti i Paesi dell’UE, è strutturato in maniera tale da permettere ai soggetti coinvolti in un sinistro stradale di raccogliere tutti gli elementi descrittivi dell’incidente (compreso un grafico stilizzato del sinistro) nonché i dati anagrafici e assicurativi delle parti stesse, per una più rapida definizione della pratica.

E' composto da 2 pagine per un totale di 4 fogli ricalcanti, in modo che al termine della compilazione ciascuna parte coinvolta possa trattenere due copie delle proprie dichiarazioni.

Sarà utile compilarlo integralmente, ma in ogni caso gli elementi indispensabili sono i seguenti: le targhe dei veicoli, i nomi dei soggetti coinvolti, i nomi delle compagnie di assicurazioni RCAuto, la descrizione delle modalità del sinistro e la data dello stesso e, in ultimo, la firma dei conducenti.

Esiste un obbligo di sottoscrivere congiuntamente il Modulo Blu?
Ovviamente nell’immediatezza del sinistro lo stato d’animo dei soggetti coinvolti sarà certamente turbato per lo spavento e la conseguente ansia, ma è bene, in ogni caso, prestare la massima attenzione alla compilazione di questo documento perché avrà una importanza fondamentale nel successivo iter risarcitorio.

Anche per questo motivo è lasciata facoltà alle parti di non sottoscrivere congiuntamente il modulo: se non si è d’accordo con la ricostruzione della controparte o se si preferisce far esaminare con calma da un esperto l’accaduto, il modulo può essere redatto disgiuntamente e, pertanto, presentare solo la propria firma (la controparte, ovviamente, farà lo stesso).

L’unico “svantaggio” che si avrà nel sottoscrivere disgiuntamente il Modulo Blu sarà quello di dover attendere al massimo 60 giorni anziché 30 per ricevere l’offerta di risarcimento o il rifiuto da parte della compagnia per i danni materiali.

Il modulo andrà poi consegnato al proprio assicuratore, per la necessaria denuncia di sinistro (secondo quanto dispone l’art. 1913 del Codice Civile tale operazione sarà da compiersi entro tre iorni dalla data dell’incidente).

Le dichiarazioni riportate sono vincolanti in modo assoluto?
Vale la pena ricordare che, in ogni caso, quanto riportato nel Modulo Blu anche in doppia firma può essere messo in discussione successivamente alla compilazione. Ce lo dice il modulo stesso, nella colonna centrale poco sopra il riquadro destinato al disegno dell’incidente: “Il presente documento non costituisce un’ammissione di responsabilità bensì una mera rilevazione dell’identità delle persone e dei fatti, per una rapida definizione“.

Si tratta di una precisazione di fondamentale importanza, che pochi leggono con attenzione. Che cosa significa? Innanzitutto che, se anche scriviamo commenti del tipo “ho torto” oppure “ho piena ragione” ciò non definisce automaticamente le responsabilità tra le parti.

D’altra parte è evidente che non è possibile lasciare alla libera valutazione delle parti coinvolte un aspetto così cruciale. Saranno piuttosto i patrocinatori, i liquidatori o eventualmente un giudice a stabilire chi abbia determinato il sinistro.

Di certo basandosi sugli elementi riportati nel Modulo Blu, ma non esclusivamente su di essi poiché sarà altrettanto fondamentale esaminare il verbale delle autorità eventualmente intervenute, le testimonianze dei soggetti che hanno assistito al sinistro e anche rilievi di carattere tecnico come l’analisi del punto di urto tra i veicoli, le eventuali tracce di frenata o la deformazione dei lamierati: tutti elementi che possono smentire, del tutto o in parte, quanto riportato nel Modulo Blu.

Ricordiamo, infine, che il sinistro può essere denunciato alla compagnia anche senza il Modulo Blu, indicando semplicemente su carta libera le informazioni essenziali sopra riportate.

(articolo di Massimo Quezel pubblicato su LeggiOggi: http://www.leggioggi.it/2016/11/26/constatazione-amichevole-o-modulo-blu-ecco-cosa-sapere-e-come-funziona/)

mercoledì 16 novembre 2016

Banca dati sinistri e Casellario centrale infortuni: cosa sono e chi può consultarli

Non tutti sanno che esiste una Banca Dati Sinistri, prevista già dall’art. 135 del Codice delle Assicurazioni Private (in vigore dal 1 gennaio 2006) ma effettivamente disciplinata soltanto nel 2015, quando è entrato in vigore il decreto interministeriale che istituisce l’Archivio informatico integrato Antifrode (AIA), regolamentato poi dall’IVASS a giugno di quest’anno.

Tale banca dati raccoglie tutti i dati dei sinistri denunciati, ed è composta da 3 sezioni: dati anagrafici dei danneggiati, estremi degli incidenti stradali e dati anagrafici dei testimoni. Tali sezioni vengono alimentate dalle informazioni che le imprese assicuratrici sono obbligate a trasmettere nell’immediatezza del ricevimento della denuncia di sinistro o della richiesta di risarcimento (non oltre 7 giorni), riferimenti che vengono poi aggiornati fintanto che la pratica di risarcimento è in gestione.

Le compagnie trasmettono non soltanto i dati essenziali per identificare danneggiati e testimoni e per definire gli estremi del sinistro, ma anche elementi ulteriori a completamento che comprendono, a titolo esemplificativo, i nominativi dei professionisti che assistono le parti, del carrozziere presso il quale l’auto è stata riparata e l’indicazione dell’ospedale o della struttura sanitaria dove la vittima è stata curata.

Si tratta di elementi che permettono di verificare l’eventuale esistenza di “parametri di significatività”, indicatori di possibili fenomeni fraudolenti che possono consentire alla compagnia di sospendere i termini per fare un’offerta risarcitoria al fine di compiere indagini più approfondite sulla “genuinità” del sinistro.

Chi può consultare la Banca Dati Sinistri?
Sono legittimati a consultare la Banca Dati Sinistri sia soggetti pubblici (l’autorità giudiziaria, le forze di polizia) che privati (le compagnie di assicurazione nonchè i sinistrati stessi). E’ importante considerare che i soggetti danneggiati possono verificare l’esistenza del proprio nominativo nella Banca Dati Sinistri così da eseguire un controllo sulla correttezza dei riferimenti riportati nella stessa, al fine di evitare di vedere compromesso il proprio diritto al risarcimento.

Il Casellario Centrale Infortuni
Oltre alla Banca Dati Sinistri esiste un altro importantissimo database, il Casellario Centrale Infortuni (disciplinato dal DLgs 38/200) che l’INAIL e le compagnie di assicurazioni compilano comunicando i dati dei soggetti che hanno subìto lesioni con esiti invalidanti derivanti da malattia professionale, infortunio professionale e non, nonchè in conseguenza di incidenti stradali o infortuni coperti da polizze assicurative.

Tali dati sono acquisibili e verificabili anche da parte dei danneggiati stessi, i quali possono, pertanto, verificare l’esistenza e la corretta indicazione dei precedenti infortuni subìti.

E’ importante conoscerne l’esistenza nonché la possibilità di accedervi e di verificare i dati contenuti in quanto, in caso di nuovo sinistro con esiti invalidanti che interessano il medesimo distretto del corpo, l’eventuale danno liquidabile riguarderà soltanto l’eventuale aggravamento rispetto menomazione precedentemente liquidata. Può capitare, però, che i dati siano stati riportati in maniera errata, con la conseguenza di compromettere una efficace tutela risarcitoria.

Quali dati dovrebbero comunicare le compagnie?
E’ utile chiarire che il grado di invalidità comunicato dalle compagnie per l’inserimento nel Casellario Centrale Infortuni è quello riconosciuto dai propri medici legali o, nel caso in cui il danneggiato avesse presentato una valutazione medico legale di parte, quello stabilito dopo una trattativa in contraddittorio, finalizzata a stabilire un incontro tra le due determinazioni, e che ha come risultato una transazione che stabilisce un valore mediato tra i due posti in contraddittorio.

Ma quale valore dovrebbe comunicare la compagnia al casellario? La percentuale di invalidità che la compagnia ritiene di attribuire autonomamente, sulla base delle proprie valutazioni, o il valore stabilito all’esito della trattativa?

Se la compagnia sostiene che sussista un grado di invalidità del 0% mentre il professionista che rappresenta il danneggiato sostiene che l’invalidità sia del 4% e, all’esito del contraddittorio, viene stabilito dalle parti una transazione su un valore del 2%, quest’ultimo, proprio in quanto risultato di una transazione, non dovrebbe costituire il valore che la compagnia andrà a comunicare al casellario, ma, più coerentemente, dovrebbe indicare il valore che essa ritiene riferibile a quel caso specifico.

La conseguenza nella pratica sarebbe assai significativa: in caso di successivo sinistro con lesioni che riguardassero il medesimo distretto del corpo la base di calcolo non sarebbe più, nell’esempio sopra riportato, il 2%, ma un valore pari ad 0%.

Diverso il caso in cui si addivenga alla definizione del grado di invalidità a seguito di nomina di un consulente tecnico d’ufficio da parte di un giudice, al quale si rimette in toto la valutazione in ordine al grado di invalidità subìta dal danneggiato (e in questo caso, pertanto, tale valore risulterà essere quello correttamente da inserirsi nel casellario).

(articolo di Massimo Quezel pubblicato su LeggiOggi: http://www.leggioggi.it/2016/11/16/banca-dati-sinistri-e-casellario-centrale-infortuni-cosa-sono-chi-puo-consultarli/)

lunedì 7 novembre 2016

Ottenere il risarcimento per le lesioni lievi sarà (forse) più facile

Esiste una qualificazione, per così dire, “quantitativa” delle tipologie di danni fisici che un soggetto può subire, che permette di distinguere le cosiddette “microlesioni” dalle “macrolesioni” o, per usare la terminologia del Legislatore, tra le “lesioni di lieve entità” e le “lesioni di non lieve entità”. Le prime prevedono un grado di invalidità permanente fino a 9 punti percentuali, le seconde riguardano tutte le menomazioni con grado maggiore, fino al 100%.

L’accertamento dell’esistenza di tali lesioni e la loro entità è di competenza del medico specializzato in medicina legale e delle assicurazioni, il quale sottopone il danneggiato agli accertamenti clinici ed eventualmente strumentali necessari.

La nuova normativa in vigore dal 2012 e il presunto obbligo di accertamento strumentale
Nel 2012 è intervenuta una legge, la numero 27 del 24 marzo, che ha previsto una nuova normativa con particolare riguardo alle tipologie di accertamenti necessari per poter dar luogo al risarcimento delle lesioni di lieve entità, introducendo due articoli di complessa interpretazione che hanno dato luogo a forti contrasti tra gli operatori del settore, nonchè a dubbi e perplessità anche da parte dei giudici.

Le due norme incriminate sono previste nell’art. 32 della suddetta legge, più precisamente nei commi 3-ter e 3-quater. Il comma 3-ter modifica l’art. 139 del Codice delle Assicurazioni, aggiungendo la seguente precisazione: “In ogni caso, le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, non potranno dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente”.

Il comma 3-quater invece specifica che “Il danno alla persona per lesioni di lieve entità […] è risarcito solo a seguito di riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l’esistenza della lesione”.

Ad una prima lettura le due norme appaiono in contrasto tra loro, ed è necessario un notevole sforzo interpretativo per riuscire a coordinarle. A voler cercare di trovare un senso a tali confuse disposizioni si potrebbe intendere che il comma 3-ter richieda un accertamento strumentale per provare l’esistenza di una invalidità di tipo permanente, mentre il comma 3-quater “conceda” un accertamento anche soltanto visivo per provare una invalidità di tipo temporaneo.
Di fatto, con queste due norme, i medici legali sono stati privati della possibilità di fare riferimento alla scienza medica nello svolgimento del proprio lavoro di accertamento. Secondo i criteri previsti dalla medicina legale, infatti, il ricorso ad esami strumentali (più o meno invasivi) per determinare l’esistenza di lesioni sotto il 9% non può che essere alternativo ad un accertamento visivo o clinico, e non necessario o obbligatorio. In altre parole queste nuove norme hanno cercato di spazzare via decenni di storia della medicina legale, ingerendosi in una materia prettamente medico-scientifica e soprattutto generando il pericoloso equivoco che, laddove non sia presente un accertamento strumentale ma esclusivamente un accertamento clinico, non esista alcuna menomazione.

La Cassazione fa (finalmente) chiarezza
C’è da dire che la giurisprudenza di merito, dopo una inevitabile titubanza iniziale, si è da tempo pronunciata secondo una interpretazione costituzionalmente orientata della nuova normativa, ritenendo necessaria e sufficiente, ai fini dell’accertamento della lesioni di lieve entità, le metodologie scelte dal medico stesso e non da una norma evidentemente iniqua.

Con una recente sentenza, la n. 18773 del 26/09/2016, la Corte di Cassazione è intervenuta in questo acceso dibattito, pronunciandosi a favore dei danneggiati.

Nel caso concreto portato all’attenzione degli ermellini, i giudici di primo e secondo grado avevano escluso il risarcimento delle lesioni fisiche sulla base dell’assunto secondo cui le stesse non risultavano accertate strumentalmente.

La Suprema Corte, però, ha riconosciuto come risarcibili anche le lesioni accertate obbiettivamente (seppur non “strumentalmente”) dal medico legale, sulla base del convincimento al quale fosse giunto lo stesso medico, in scienza e coscienza e in applicazione delle “leges artis”, chiarendo in modo inequivocabile che le disposizioni previste al comma 3-ter e 3-quater dell’art. 32 della legge 27/2012 identificano semplicemente i criteri scientifici di accertamento e valutazione del danno biologico tipici della medicina legale, senza prevedere un ordine gerarchico tra gli stessi.

Ciò significa che è lasciato al medico legale stabilire quali accertamenti si rendono necessari in concreto, non certo al legislatore.

(articolo di Massimo Quezel pubblicato su LeggiOggi: http://www.leggioggi.it/2016/11/07/lesioni-quando-ottenere-risarcimento-e-piu-facile/)

sabato 5 novembre 2016

RC Auto: come ottenere il risarcimento dei costi di riparazione “antieconomici”

Quando il costo delle riparazioni da eseguire su un veicolo danneggiato a seguito di incidente stradale risulta essere superiore al valore commerciale del mezzo stesso, si pone il problema di stabilire quale sia l’importo che la compagnia di assicurazioni è tenuta a risarcire, se quello corrispondente alla fattura di riparazione o piuttosto il valore commerciale dell’auto prima del sinistro.

Il tema della cosiddetta “antieconomicità” dei costi di riparazione è, quindi, inevitabilmente oggetto di dibattuto tra liquidatori, patrocinatori e carrozzieri.
In linea generale, quando il costo delle riparazioni è inferiore al valore dell’auto ante sinistro, il danno all’autoveicolo viene risarcito riconoscendo al danneggiato il costo di riparazione affinchè possa ripristinare integralmente la vettura incidentata.

In caso contrario l’orientamento prevalente prevede che il risarcimento avvenga “per equivalente” ex art. 2058, comma 2, c.c., cioè riconoscendo al danneggiato il valore che la sua auto aveva prima dell’incidente.

Cosa dice la giurisprudenza
C’è da dire che la giurisprudenza, specie di merito, ha assunto, nel tempo, orientamenti diversi. Per quanto prevalga la rigida applicazione del principio che vieta l’indebito arricchimento per il danneggiato, ci sono state anche occasioni nelle quali si è affermata una maggiore apertura volta ad ammettere la risarcibilità del danno integralmente, pure in presenza di costi di riparazione antieconomici.

La Corte di Cassazione si è pronunciata diverse volte in materia, affermando che il giudice può “condannare il danneggiante […] alla corresponsione di una somma pari alla differenza di valore del bene prima e dopo la lesione, allorquando il costo delle riparazioni superi notevolmente il valore di mercato del veicolo.” (Corte di Cassazione Sezione III Civile, sentenza del 26 febbraio 2008, n. 4990).

Gli ermellini, pertanto, non hanno voluto considerare esclusivamente un parametro matematico, valutando esclusivamente le variabili del costo di riparazione e del valore ante sinistro. Nella pronuncia riportata, infatti, si fa riferimento a costi di riparazione che devono essere “notevolmente” superiori al valore dell’auto. Esiste, dunque, un margine di tolleranza che, se debitamente sfruttato, permette di ottenere il risarcimento delle spese di riparazione anche qualora fossero superiori al valore genericamente inteso dell’auto.

E in tal senso i giudici di merito si sono pronunciati in più occasioni riconoscendo la risarcibilità dei costi di riparazione anche nel caso in cui risultassero più onerosi rispetto al valore dell’auto ante sinistro (G.d.P. di Davoli, sentenza n. 596/2004) in ragione della “logica propria del risarcimento in forma specifica, che reintegra il valore di uso e non quello di scambio” (G.d.P. di Siracusa, sentenza n. 290/2004).

Su quest’ultima osservazione del giudice di pace di Siracusa vale la pena soffermarsi: se il principio fondamentale dell’istituto del risarcimento prevede il reintegro del patrimonio del danneggiato nello stesso stato in cui si sarebbe trovato se l’illecito non si fosse verificato, appare evidente che non è corretto considerare il valore dell’auto ante sinistro quale unico parametro per valutare se il costo di riparazione è risarcibile o non risarcibile.

Il rischio di un risarcimento inadeguato
Il danneggiato, infatti, rischia di non vedere soddisfatto il suo diritto ad essere risarcito, ottenendo una liquidazione da parte dell’assicurazione che appare iniqua in tutti quei casi in cui, oltre a vedersi danneggiata la propria autovettura, ne perde anche l’utilità, in quanto, a prescindere dal valore commerciale, l’uso che ne veniva fatto, le condizioni meccaniche, la cura nella manutenzione periodica costituivano valori aggiunti che non vengono considerati in fase liquidativa.

In questi casi il danneggiato dovrà documentare alla compagnia che il valore effettivo ante sinistro del proprio mezzo non si allinea al valore generalmente riferito a quel particolare veicolo immatricolato in quello specifico anno, ma, per la particolare cura e l’eccezionale stato di manutenzione, deve necessariamente considerarsi più alto, a maggior ragione se, nel mercato dell’usato, non è possibile reperire un mezzo analogo utilizzando la somma risarcita.

Esistono, inoltre, tutta una serie di danni accessori ulteriori, diversi dal solo costo di riparazione e facilmente documentabili, che devono comunque essere considerati al fine di valutare l’effettivo ammontare del danno risarcibile. Tra questi il rimborso del bollo auto non goduto, il costo di immatricolazione di una nuova vettura o del passaggio di proprietà di un’auto usata oppure, laddove il veicolo venisse rottamato, il costo relativo alla radiazione e del trasporto tramite autosoccorso presso il demolitore.

(articolo di Massimo Quezel pubblicato su LeggiOggi: http://www.leggioggi.it/2016/11/05/rc-auto-come-ottenere-risarcimento-costi-riparazione/)

venerdì 21 ottobre 2016

Perchè è giusto pretendere il risarcimento del danno da fermo tecnico dell’auto

Una delle voci di danno conseguente ad un sinistro stradale che troppo spesso, ed inspiegabilmente, non viene risarcita è quella relativa al fermo tecnico e ai costi sostenuti per utilizzare un’auto sostitutiva.

Il “danno da fermo tecnico”
Il “danno da fermo tecnico” che patisce l’automobilista danneggiato si sostanzia nel non poter usufruire del mezzo a motore di sua proprietà per il tempo necessario alla riparazione, pur continuando a sopportarne i costi fissi (bollo e assicurazione) e l’inevitabile deprezzamento.
E’ fondamentale precisare che, contrariamente a quanto spesso si crede, il danno da fermo tecnico è riscontrabile non soltanto per i veicoli utilizzati per l’attività lavorativa ma anche per i veicoli utilizzati dal privato cittadino.

Inoltre questa fattispecie di danno non richiede necessariamente una prova data attraverso elementi documentali come le fatture di noleggio di un’auto sostitutiva. Anzi, riferendoci al fermo tecnico inteso in senso stretto, non è necessaria alcuna prova. La Corte di Cassazione su questo punto ha assunto un orientamento ben preciso: è possibile la liquidazione equitativa del fermo tecnico anche in assenza di una qualsivoglia prova del danno.

Cosa prevede la Cassazione
Si esprime in questo senso, ad esempio, con la sentenza n. 6907 del 2012: “Con riferimento infatti a tale danno subito dal proprietario dell’autovettura danneggiata a causa della impossibilità di utilizzarla durante il tempo necessario alla sua riparazione, è stato affermato che è possibile la liquidazione equitativa del danno stesso anche in assenza di prova specifica, rilevando a tal fine la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’uso effettivo a cui esso era destinato.

L’autoveicolo è, difatti, anche durante la sosta forzata, una fonte di spesa (tassa di circolazione, premio di assicurazione) comunque sopportata dal proprietario ed è altresì soggetto a un naturale deprezzamento del valore.”

Tale posta di danno è quindi risarcibile senza bisogno di una prova specifica perché “l’autoveicolo è, difatti, anche durante la sosta forzata, fonte di spesa (tassa di circolazione, premio di assicurazione) comunque sopportata dal proprietario, ed è altresì soggetto a un naturale deprezzamento di valore”.

La sentenza però non ricollega tale “regime probatorio facilitato” ai danni ulteriori, come le spese necessarie per il noleggio di altro veicolo simile o l’impedimento a svolgere una determinata attività lavorativa, per i quali deve invece essere fornita specifica prova.

Tale precisazione viene confermata con la sentenza 9 agosto 2011, n. 17135 della II sezione Civile, che si riferisce alle voci di danno legate all’impossibilità di utilizzazione del veicolo quali, ad esempio, l’impedimento a svolgere una determinata attività lavorativa, oppure la necessità di ricorrere a mezzi sostitutivi. Per tali fattispecie, il danno deve essere provato in concreto.

In particolare, precisano i giudici di legittimità, chi intende ottenere il risarcimento deve fornire la prova tanto “della inutilizzabilità del veicolo in relazione ai giorni in cui esso è stato illegittimamente sottratto alla disponibilità”, quanto “della necessità del proprietario di servirsi del mezzo, cosicché, dalla impossibilità della sua utilizzazione, egli abbia riportato un danno”.

La duplice natura del danno da fermo tecnico

Alla luce di tali considerazioni possiamo constatare che esiste una duplice definizione di “danno da fermo tecnico”, con due diversi regimi probatori:

1) il fermo tecnico inteso come spese fisse sostenute dal proprietario del veicolo nonostante il mancato uso della vettura e il deprezzamento della stessa durante la sosta forzata in officina, risarcibile in via equitativa e senza fornire specifica prova;

2) il fermo tecnico rappresentato da tutte le ulteriori poste di danno indirettamente e non immediatamente ricollegabili alla sosta forzata della vettura, quali le spese per il noleggio della vettura sostitutiva o l’impossibilità di eseguire una particolare attività, che non è risarcibile in via automatica, dovendosi invece fornire precisa e puntuale prova.

Ma se l’orientamento giurisprudenziale espresso dalla Cassazione è così chiaro e lineare, perché spesso i liquidatori delle compagnie non concedono il danno da fermo tecnico, nemmeno nella prima ipotesi, a meno che non si intenti un’azione legale?

(articolo di Massimo Quezel pubblicato su LeggiOggi: http://www.leggioggi.it/2016/10/21/fermo-auto-perche-giusto-pretendere-risarcimento-danno/)

lunedì 10 ottobre 2016

Polizza RC auto: ecco le clausole da tenere d’occhio

L’incidente stradale è, statisticamente, un evento eccezionale per l’automobilista. Quando ci mettiamo al volante difficilmente consideriamo un’eventualità realizzabile il rimanere vittima di un sinistro.
La nostra mente preferisce andare agli impegni della giornata o alle cose da fare una volta giunti a destinazione. C’è, in altre parole, un vero e proprio rifiuto dell’idea di poter essere coinvolti in un sinistro, soprattutto se osserviamo una guida prudente e particolarmente attenta alle norme del codice della strada.
Ecco perché la stragrande maggioranza delle persone considera la polizza RC Auto una sorta di tassa annuale, quasi fine a sé stessa, e non come un servizio finalizzato, in ultima analisi, a proteggere lo stesso automobilista.
Il motivo per cui è previsto, sin dal 1969, l’obbligo di copertura assicurativa è garantire a chi rimane vittima di un sinistro di vedere soddisfatta la propria pretesa risarcitoria a prescindere dall’effettiva disponibilità economica di chi ha torto nell’incidente, in quanto ne risponderà direttamente la compagnia di assicurazioni. Si tratta, pertanto, di un servizio assolutamente essenziale.
Ciononostante resta confermata tra gli automobilisti la generalizzata convinzione che il premio annuale RC Auto sia una sorta di imposta, idea che viene avvalorata, purtroppo, anche da un certo modo di fare informazione pubblicitaria da parte dei tanto utilizzati comparatori online di tariffe.
Intendiamoci, sono strumenti utilissimi se usati nel modo giusto, ma se chi li consulta fa riferimento esclusivamente al confronto tra i prezzi, non possono che fornire una informazione parziale e, pertanto, inadeguata ad una scelta realmente consapevole del prodotto assicurativo che si va ad acquistare.
Non dovrà, quindi, essere il banner che ci consiglia di risparmiare sulla polizza o la promessa di ottenere il prezzo più basso sul mercato a costituire l’unica variabile determinante per la nostra scelta, ma dovremo conoscere il più possibile nel dettaglio i servizi che le varie compagnie si impegnano a mettere a nostra disposizione, specie in caso di sinistro.
E per fare questo, a mio parere, è sempre meglio rivolgersi ad una persona in carne ed ossa, e non ad un sito su internet. Se si preferisce cercare le informazioni utilizzando la rete (che ha il vantaggio di offrire immediatamente un ventaglio di proposte confrontabili, anche nel dettaglio, in tempo reale) si dovrà fare molta attenzione in quanto è alta la probabilità di incappare in termini tecnici o concetti solitamente riservati agli addetti ai lavori, che richiederanno pertanto la necessità di ulteriori approfondimenti e ricerche.

Rinnovo Polizza Auto? Ecco a cosa fare attenzione
Di seguito vi elenco alcuni delle clausole da tenere d’occhio se siete prossimi al rinnovo della polizza RC Auto. Tali clausole sono solitamente contenute nei fascicoli informativi di ogni proposta (dette anche condizioni generali di assicurazione) che purtroppo spesso non vengono nemmeno sfogliati dal consumatore. Vediamole, pertanto, insieme.

Bonus/malus o franchigia?
Si tratta delle due modalità con le quali viene stabilito il costo del premio. La pratica bonus/malus (prevista nella quasi totalità delle polizze RCA) prevede una variazione del costo di rinnovo in funzione della “condotta” dell’assicurato, il quale subirà un aumento del premio qualora, durante l’anno, dovesse causare uno o più sinistri, oppure verrà “premiato” pagando di meno se non causerà nessun sinistro.
Se prevedibile, meglio inserire la clausola “bonus protetto”, che permette di non considerare il primo sinistro causato nella rimodulazione del premio successivo. La polizza con franchigia, invece, prevede una contribuzione da parte del cliente al risarcimento degli eventuali danni causati. In caso di sinistro, pertanto, sarà tenuto a pagare una quota del risarcimento, stabilita dallo stesso contratto assicurativo.

La clausola di rivalsa
Bisogna prestare particolare attenzione a questa importante condizione, solitamente prevista per ridurre il costo finale del premio. La clausola di rivalsa prevede l’esclusione della copertura e la conseguente rivalsa nei confronti dell’assicurato nel caso in cui il sinistro si verifichi in particolari situazioni. In altre parole la compagnia paga il risarcimento a chi è dovuto, ma pretende poi lo stesso importo dall’assicurato. Solitamente si tratta di circostanze di una certa gravità, come la guida in stato di influenza da sostanze stupefacenti o di alcool, o la non abilitazione alla guida del conducente.
Meglio, comunque, spendere qualche decina di euro in più e scegliere una polizza senza clausola di rivalsa.
Esistono poi polizze dove l’esclusione della copertura è prevista anche in casi come la giovane età (e presunta minore esperienza di guida) del conducente, solitamente fissata a 25 anni (polizza “a guida esperta”). In altri casi ancora la polizza prevede la clausola “a guida esclusiva”, ovvero offre le garanzie previste solo nel caso in cui il conducente del veicolo sia il contraente della polizza stessa e nessun altro.
Pertanto se l’auto venisse utilizzata da una persona diversa (un famigliare, un amico, un collega) la polizza non si attiverebbe in caso di incidente e la compagnia potrebbe rivalersi di quanto pagato al danneggiato sul titolare del contratto, totalmente o parzialmente.
Pertanto se si tratta dell’auto di famiglia o se si hanno figli magari neopatentati che potrebbero usare la vettura, sarà fondamentale scegliere una polizza “a guida libera”.

Carrozzeria convenzionata. Vantaggio per il cliente o per l’assicurazione?
Spesso la compagnia prevede nel contratto RCA l’obbligo, da parte del cliente, di rivolgersi ad una carrozzeria convenzionata con la stessa assicurazione, offrendo quindi il cosiddetto “risarcimento in forma specifica” del danno materiale. In altre parole, in caso di sinistro per il quale sia dovuto il risarcimento, la compagnia non invierà un assegno affinché il danneggiato possa pagare le spese di riparazione precedentemente documentate, ma chiederà allo stesso di rivolgersi ad una carrozzeria appartenente al proprio circuito convenzionato, e tale carrozzeria verrà pagata direttamente dalla compagnia.
Sulla carta questo appare essere un servizio a vantaggio del cliente, e come tale viene solitamente proposto dalla compagnia.
In realtà, in caso di sinistro, il danneggiato viene privato della sacrosanta facoltà di potersi rivolgere ad un carrozziere di propria fiducia o magari più vicino a casa, o comunque di poter scegliere sul mercato il professionista che ritiene essere il più capace, ottenendo un servizio di riparazione a regola d’arte nella totale libertà di scelta.
Il dibattito, tra gli operatori di settore ed in particolare tra gli autoriparatori, è accesissimo. Il mio consiglio è di non sottoscrivere tali clausole, così da evitare spiacevoli sorprese e potersi rivolgere liberamente a chi si preferisce, anche in considerazione del fatto che l’accettazione di tale condizione consente di ottenere uno “sconto” sul premio assicurativo che solitamente è di pochi, se non pochissimi, euro.

Tutela legale. Si o no?
Si tratta di una garanzia che copre le eventuali spese di assistenza da parte di un legale in caso di sinistro (ma bisognerà prestare bene attenzione a quali spese sono coperte, ed in quale misura).
Fino a qualche tempo fa ritenevo questa clausola inutile in quanto, in caso di sinistro stradale, il patrocinatore legale o stragiudiziale al quale può rivolgersi il danneggiato solitamente non prevede alcun anticipo di spesa a carico del cliente, e viene pagato soltanto all’esito della chiusura della pratica. Pertanto la previsione di tale clausola non appariva, a mio modo di vedere, necessaria.
Oggi, però, vista l’introduzione della complessa Legge 41/2016 sull’omicidio e le lesioni personali stradali, avere un’adeguata polizza di tutela legale può essere consigliato in quanto l’eventualità, in caso di sinistro, di dover ricorrere ad un avvocato penalista non è più così remota, e lo scenario che si apre è sicuramente più articolato della sola gestione in ambito civilistico del sinistro.
Abbiamo visto alcune delle clausole alle quali fare maggiormente attenzione nella scelta della propria polizza RC Auto. Il mio consiglio, in ogni caso, è sempre quello di informarsi attentamente consultando e confrontando i fascicoli informativi di ogni proposta, magari aiutati ad un esperto del settore assicurativo che ne conosca i meccanismi a 360 gradi, e cioè anche nella fase liquidativa (come ad esempio un patrocinatore legale o stragiudiziale).
E’ infatti nel momento in cui la compagnia sarà chiamata a pagare il risarcimento dovuto che ne emergeranno vizi e virtù, ed è in tale fase che, molto spesso, gli assicurati/danneggiati rimpiangono di non aver prestato maggiore attenzione a cosa hanno firmato, pentendosi amaramente di aver voluto risparmiare pochi euro per vedersi negata la possibilità di ottenere un giusto ristoro del danno subìto.

(articolo di Massimo Quezel pubblicato su LeggiOggi: http://www.leggioggi.it/2016/10/10/polizza-rc-auto-clausole-da-tenere-occhio/)

lunedì 20 giugno 2016

Convegno "La tutela del consumatore/danneggiato nell'ambito della libertà contrattuale e del diritto alla salute"

Si è tenuto il 10 giugno scorso a Padova il convegno organizzato da Studio Blu, Unarca e Mediacampus dal titolo "La tutela del consumatore/danneggiato nell'ambito della libertà contrattuale e del diritto alla salute" (in allegato la locandina). Un appuntamento aperto a tutti, in particolare ad avvocati, patrocinatori, medici legali e assicuratori, che ha visto la presenza di relatori di prim'ordine riuniti per approfondire tematiche inerenti al mondo assicurativo e al risarcimento del danno con particolare riguardo al delicato rapporto tra la compagnia e l'assicurato nella fase negoziale e tra compagnia e danneggiato nel contesto risarcitorio. Dopo il messaggio di benvenuto di Massimo Quezel, fondatore e presidente di Studio Blu e autore del successo editoriale "Assicurazione a delinquere" edito da Chiarelettere, di fronte ad un pubblico composto anche dai professionisti appartenenti al network Studio Blu, che con l'occasione celebrava il XVI Meeting Nazionale, si sono confrontati durante la mattinata l'avv. Andrea Pusceddu, vicepresidente diFederconsumatori e responsabile nell'associazione del settore assicurazioni, l'avv. Paolo Mariotti del foro di Milano, membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana del Diritto Assicurativo per la regione Lombardia e autore di numerose pubblicazioni in materia di responsabilità professionale e di risarcimento del danno, e l'avv. Massimo Palisi del foro di Padova, già membro del gruppo studio in materia assicurativa del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti e del gruppo di studio istituito presso l'ANIA per l'emanazione del nuovo Codice delle Assicurazioni. Il confronto tra i relatori e il pubblico ha permesso di approfondire gli aspetti più delicati del rapporto tra il consumatore e l'impresa di assicurazioni, analizzando in particolare l'assoluta necessità di una maggiore consapevolezza da parte dell'assicurato delle clausole contrattuali riguardanti soprattutto le polizze RC Auto. Con particolare riguardo a questo aspetto è intervenuto anche Alberto Mauri, amministratore delegato di Bartolini e Mauri Assicuratori, agenzia plurimandataria che opera in tutta Italia. In chiusura di mattinata è intervenuto anche il Senatore della Repubblica Sergio Puglia, che in Parlamento è impegnato, tra l'altro, in iniziative a tutela degli automobilisti per una maggiore tutela dei loro diritti, sia nelle vesti di consumatori che di danneggiati. Nel pomeriggio, dopo un interessante approfondimento del perito di Padova Alessandro Peraro riguardante la tecnologia e le problematiche inerenti l'utilizzo della cosiddetta "scatola nera" negli autoveicoli, il focus è passato ad argomenti di carattere medico legale, approfonditi dall'avv. Dario Mastria del foro di Milano, socio fondatore e consigliere di Unarca (Unione Nazionale Avvocati Responsabilità Civile e Assicurativa), dal dott. Enrico Pedoja, medico legale coordinatore della Società Medico Legale del Triveneto e autore di numerose pubblicazioni in materia medico giuridica e relatore in convegni a livello nazionale in tema di valutazione del danno alla persona, e dalladottoressa Gloria Luigia Castellani, medico legale e consulente di direzione di vari gruppi assicurativi, responsabile della segreteria scientifica delle nuove linee guida per la valutazione medico legale del danno alla persona in ambito civilistico. Il vivace confronto con il pubblico ha consentito di approfondire i diversi approcci alla materia, evidentemente complessa e ricca di sfaccettature. In chiusura è intervenuto l'avv. Andrea Dondè del foro di Milano, penalista, con il quale è stata approfondita la nuova disciplina in materia di lesioni e omicidio stradale. Una giornata senz'altro ricca di contenuti, che ha permesso un confronto dialettico certamente utile, costruttivo e propositivo. Una iniziativa alla quale faranno certamente seguito ulteriori appuntamenti nei mesi a venire.